Il gourmand secondo noi

profumo gourmand Gloria Mundi con design elegante e colori caldi

Hai presente quando ti basta dire il nome di una persona e la sua immagine si materializza nella tua testa? Fino a un po’ di tempo fa ogni volta che dicevo gourmand il mio naso era invaso da una penetrante scia di vanillina. Ho sempre vissuto questa giovane famiglia olfattiva (ricordiamo che il gourmand nasce nel ’92) come distante dalla mia sensibilità e poco nelle mie corde. Pensavo che quel genere di fragranza semplicemente non facesse per me. Poi è arrivato Gloria Mundi.

L’identità olfattiva di Gloria Mundi – il nostro extrait – nasce da un processo di proiezione del gourmand nel passato.

Mi sono chiesta: come l’avrebbe vissuto Jacques Guerlain? Che ne avrebbe fatto Coty? E ho capito che il problema non era il gioco, ma le regole. Così per Gloria Mundi abbiamo creato le nostre di regole, ed erano fondamentalmente tre:

– Deve essere articolato, al pari di un fougère o uno chypre

– Deve essere ricco di materie prime preziose, ricercate, espressive

– Deve essere maturo: volevamo una dolcezza totale, non solo edibile

Gloria Mundi comincia con una provocazione.

Da un gourmand spesso ci si aspetta nient’altro che dolcezza; noi abbiamo scelto di posizionare all’apice della piramide una nota seducente e inafferrabile, dolce eppure amara.

Lo sciroppo d’acero rappresenta il nostro invito a giocare, a entrare in una dimensione in cui la dolcezza è lì per essere scoperta, e non è affatto come la disegnano. Quando, dopo alcuni minuti, la tempesta brulé dello sciroppo va attenuandosi si viene avvolti da un irresistibile accordo di datteri maturi, succosi, con una nota liquorosa che ne attenua la parte zuccherina permettendo ai dettagli del frutto di conquistare il naso e incontrare la natura intensa e un po’ cuoiata dell’osmanto, abbracciando le sue sfumature di pesca.

Siamo in una dimensione in cui la dolcezza viene esplorata, non esposta: anziché spingere su note scontate che tendono allo stucchevole abbiamo lasciato esplodere l’aspetto dolce di note più originali e interessanti, esaltandolo dove necessario e smorzandolo quando eccedeva, con l’idea di dare vita a una fragranza di cui fosse impossibile stancarsi.

Così, mentre dal fondo la purissima vaniglia del Madagascar, scura come la notte e densa come il miele, si spinge verso l’alto, il muschio di quercia è pronto a supportarla, con una nota boschiva tutt’altro che verde. Appena la fava di tonka inizia a farsi spazio verso il dattero il burro di iris è lì nel fondo ad asciugarla, senza arrivare al polveroso, e il fiore d’arancio gli dà calore mentre il neroli è come la luce del sole che disegna ombre fatte di dolcezza e sensualità. L’oud raccoglie tutta la morbidezza selvaggia dell’oriente e la regala al balsamo del Perù che si muove umido e biscottato attorno alla fragranza mentre tutta la composizione è circondata da una carezza morbida di cioccolato bianco.

Nel fondo le note più dolci si rincorrono sorrette dalla pulizia intrigante del muschio bianco che le rende armoniose.

Una tale concentrazione di materie prime naturali e preziose ha richiesto ben otto mesi di macerazione per arrivare al suo apice, e sentirla crescere ed evolvere ha ripagato di tutto il lavoro di ricerca e formulazione fatto. Ne risulta un profumo dal fascino profondamente urbano, senza genere né età, che presenta una nuova forma di dolcezza: libera e polifonica, oltre l’edibile, privata dei suoi stessi limiti grazie all’equilibrio e all’amore per i dettagli.

Questa fragranza è stata per noi una conquista olfattiva, alla ricerca delle materie prime più pregiate al mondo e della nostra lettura personale di questi gioielli della natura. Per questo la storia che racconta Gloria Mundi è quella di una conquista fatta di integrazione e valorizzazione: quella dell’impero romano. Sic transit gloria mundi (così passa la gloria del mondo): questa è la frase che ispira la fragranza. Poiché proprio come il più dolce e intenso dei profumi la gloria dell’uomo è destinata a perdere la partita col tempo e svanire, lasciando di sé soltanto il ricordo e il desiderio di essere conquistata, vissuta e persa ancora e ancora.

Beatrice Lorenzini

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