Le note nascoste di un profumo: le transizioni olfattive

transizioni olfattive di lorenzini parfum

Hai mai sentito il tuo cuore fare un piccolo salto ascoltando una canzone? Ti è mai capitato di leggere un romanzo e in pochi capitoli notare che la situazione è molto diversa dalle prime pagine? Tutti abbiamo sperimentato queste sensazioni, tuttavia spesso i movimenti che le veicolano passano inosservati. 

Infatti, nella maggior parte delle arti capaci di emozionare e raccontare, esistono piccoli aiutanti silenziosi: le transizioni. 

Le transizioni sono momenti di passaggio, sottili, stratificati, che lavorano sull’inconscio veicolando il cambiamento e la sorpresa in un modo che gli permette di accadere, in sintonia con l’interezza dell’opera e nel momento giusto.

Sono le transizioni che rendono un film ciò che è, e non solo delle scene più o meno importanti che si susseguono.

Nella profumeria le transizioni rappresentano l’elemento più delicato e allo stesso tempo più efficace. Il profumo incontra la sensibilità della persona che lo indossa: non si possono saltare i capitoli di un profumo, né fare pausa e tornare indietro. Un profumo evolve a modo suo, si muove nell’aria trasformandola. Per questa ragione le transizioni olfattive giuste, nei momenti giusti, lo tengono insieme e lo arricchiscono, rendendolo ciò che è, a volte contribuendo molto di più rispetto alla materia prima più centrale e distinguibile. 

In Argo, per esempio, la fragranza inizia con note verdi e legni resinosi, e finisce con ambra grigia e fava di Tonka. 

Ma cosa succede nel mezzo? Quello che accade è che le note verdi e quelle resinose dialogano tramite un sottotono acidulo di frutta selvatica, l’ananas interviene nella fragranza solo quando i legni hanno raggiunto un’evoluzione in cui sono alcuni asciutti e altri cremosi, questo sfruttando la trasparenza di fiori bianchi molto poco percepibili olfattivamente. 

Il protrarsi dell’aspetto cremoso del sandalo che sfuma venendo dominato dalla dolcezza della fava di Tonka rende l’arrivo di questo odore un qualcosa che sembra inevitabile. Senza queste transizioni la fragranza sarebbe fuori controllo, un insieme di odori che fanno capolino senza direzione, con dei vuoti olfattivi e poca continuità. Eppure, sentendo la fragranza, è molto raro che quelle note vengano colte: perché non sono lì per essere mostrate, il loro compito è supportare le altre. 

Le transizioni sono anche capaci di restituire impulsi multisensoriali: in Freya ho scelto degli elementi che circondano la margherita, il fiore centrale del profumo, studiati per dargli una texture setosa, materica. 

In Gloria Mundi ho usato l’assoluta di fiori d’arancio in modo che non fosse quasi percepibile, ma desse molto calore al cuore, bilanciando note più succose e preparandone l’evoluzione. 

Le transizioni possono essere presenti ovunque serva: in Luna, per esempio, il cardamomo è probabilmente difficile da percepire, ma smorza l’attacco fecale dello zibetto permettendogli di esprimersi, gestendo una delle transizioni più critiche di un profumo: l’inizio, quando si passa dall’aria inodore a una fragranza che inonda le narici.

Possono esserci note che entrano in azione in un momento in cui fungono da elementi di transizione per poi esplodere nella fragranza a tempo debito cambiando ruolo. È il caso di Jeeves, in cui ho scelto di usare del muschio bianco per concludere la fragranza affinché il fondo si appoggiasse su qualcosa di morbido come una nuvola, anche nel momento in cui il muschio bianco non è percepibile, lasciandogli alla fine tutto lo spazio per concludere il racconto olfattivo.

Le opzioni sono infinite, e la scelta delle transizioni a volte è capace di veicolare molte più emozioni di un elemento predominante. Le transizioni non regolano solo i passaggi, non sono ponti da attraversare per arrivare al punto successivo. 

Il profumo è un po’ come il corpo umano: le note più volatili rappresentano l’aspetto esteriore, la pelle; quelle di cuore sono i muscoli, quelle di fondo le ossa, ma nulla si muoverebbe senza le articolazioni. Le transizioni hanno proprio questo ruolo. 

Nella gestione delle transizioni è spesso celata la parte più personale della firma del profumiere; alcune sembrano naturali e vengono spontanee, altre possono farti impazzire nel tentativo di formularle. Gestire, creare, modulare questi elementi è una sfida che richiede preparazione tecnica e creatività. 

Senza le transizioni olfattive non avremmo potuto dare vita alla Profumeria Narrativa®, arrivando a tradurre realmente una storia in un linguaggio olfattivo che trasmette un divenire, con inizio e conclusione, personaggi, ambientazioni e colpi di scena.

Sapendo questo, la prossima volta che sentirai la tua fragranza del cuore, potrai scoprire che magari ciò che ti ha davvero catturato non è nelle sue note distintive, quelle che spiccano su tutte, ma nella maniera in cui si rivelano, con il loro ritmo, la loro capacità di incontrarsi con una distanza ben precisa. 

Un profumo non è mai solo la sua piramide olfattiva: dietro quella breve (o lunga) lista c’è tutto un mondo capace di fare magie silenziose.

Beatrice Lorenzini 

Condividi su

Articoli correlati

profumeria-Narrativa lorenzini parfum - bottiglia di profumo che spruzza su pergamena antica scrivendo "we write perfumes"
Profumo

PROFUMERIA NARRATIVA®

Ho sempre amato le storie. Quelle storie potenti, profonde, capaci di trasportare la mente altrove, lasciandosi dietro qualcosa di più del ricordo della loro trama.

Leggi Tutto »
come conservare i profumi lontano dalla luce in un contenitore protetto - cassaforte da cui esce una luce misteriosa
Consigli

Come conservare i profumi

Queste sono le regole auree della conservazione di un profumo. Sfortunatamente tali regole risultano tanto corrette quanto limitanti, essendo piene di “mai” e “sempre” Si

Leggi Tutto »
Carrello
Torna in alto