“Muschio” è una parola capace di generare tanta confusione in profumeria. Perché a volte una cosa che si chiama “muschio” ha un odore pulito e seducente, mentre altre volte è boschivo e un po’ animalico?
La ragione non è nella materia prima, e nemmeno nel naso di chi la annusa.
Il muschio d’albero (che quasi sempre è un lichene) è quello che profuma di bosco, ha sfumature animaliche presenti ma contenute, e più invecchia più guadagna profondità. Ha subito diverse restrizioni nel tempo e oggi spesso viene usato nella sua variante sintetica. Essendo una delle mie note preferite in assoluto, nelle fragranze che formulo, è sempre presente nella sua versione naturale, rettificata e in linea con le regole vigenti.
Il muschio pulito e sensuale, invece, quello che chiamiamo muschio bianco, altro non è che una ricostruzione del materiale che un tempo si estraeva dalle ghiandole perianali del cervo muschiato, cosa oggi (giustamente!) vietatissima.
D’altro canto è tipico del nostro campo dare un nome carino e vaghissimo a una cosa che sulla carta non è proprio carinissima. Indubbiamente “muschio bianco” funziona molto meglio rispetto a “ghiandole perianali del cervo”, così come “ambra grigia” ha un’aria un tantino più mite rispetto a “vomito di balena”.
In inglese la differenza è chiarissima: i muschi vegetali si chiamano moss, mentre i muschi animali (che non hanno nulla a che vedere con alberi e presepi) si chiamano musk. La lingua italiana, che sa essere un caleidoscopio di vocaboli, spesso, quando si tratta del campo della profumeria, risulta essere povera di parole che in altre lingue esistono. E mentre il caso di omonimia fra diversi muschi è circoscritto, esistono tante parole del nostro campo, come cuoiato o animalico, che pur essendo utilissime e utilizzate per esprimere qualcosa di altrimenti inesprimibile, non sono ancora state formalmente inserite nei vocabolari, nonostante la loro codifica e diffusione.
Per quanto riguarda l’aggettivo muschiato l’ambiguità è la stessa, anche se il suo significato è più orientato verso la definizione di “un odore che ricorda le secrezioni animali”.
Perciò il mio consiglio a te, amico dei profumi che leggi questo articolo, è quello di non farti mai problemi a chiedere di cosa si parla quando viene proposto un profumo o una nota come “muschiata”, anzi, di indagare sempre quando ne hai la curiosità. E in poco tempo per il tuo naso sarà molto facile distinguere fra musk e moss, cogliendo subito la differenza fra un muschio di quercia denso e fragrante come quello che sostiene la composizione chypre del nostro Luna, e la morbidezza pulita e struggente di un muschio bianco (rigorosamente cruelty free) come quello che puoi incontrare fra le note di fondo di Freya.
Beatrice Lorenzini






